TOMBA DEI GIGANTI DI LI LOLGHI
La tomba di giganti di Li Lolghi si erge su un modesto rilievo dal quale domina un’ampia vallata orlata dai alture granitiche più o meno elevate che culminano verso sud-ovest con le cime del Limbara. Per la monumentalità e la sua posizione di ampio dominio panoramico essa è ancor oggi espressione del prestigio, della volontà di potere della comunità che la costruì. Doveva presumibilmente essere legata ad una vasto insediamento, ubicato intorno al nuraghe Lu Naracu, del quale non sono più visibili i resti.
La fronte colpisce la vista del visitatore, con i suoi quattordici monoliti infissi a coltello che delimitano un’area cerimoniale semicircolare, detta esedra. Al centro campeggia un’alta stele formata da un’unica lastra e decorata da un bordo a bassorilievo che divide la superficie in due parti. Essa ci appare come un maestoso portale che rappresenta l’ingresso alla vita ultraterrena.
Il monumento è il risultato di due fasi costruttive. Nell’età del Bronzo Antico (1800-1600 a.C.), venne realizzata la parte terminale della tomba che costituisce una allée converte (= tomba a corridoio coperto). Ad essa si aggiunsero alla fine del Bronzo Medio il lungo corridoio funerario e l’esedra oltre all’enorme tumulo di terra e pietre, che riveste le pareti dell’intera sepoltura.
I materiali rinvenuti inducono a ritenere che la tomba sia stata utilizzata in periodo compreso tra il 1400 e il 1100 d.C.
NECROPOLI DI LI MURI
I CIRCOLI
Nel neolitico medio (IV millennio a.C.) i galluresi rendono onore ai loro defunti in un particolare tipo di sepoltura che sembra non avere eguali in nessun altro posto della Sardegna e che è espressione di un fenomeno culturale autonomo: la cultura gallurese o dei circoli. La necropoli di Li Muri comprende quattro tombe a circolo. Ciascuna è costituita da una cassone, formato di lastre granitiche e detto cista litica. Intorno una serie di lastrine, infisse verticalmente nel terreno e disposte in cerchi concentrici, avevano la funzione di contenere un tumulo di terra e pietre. Perciò, in origine, ciascun sepolcro doveva assomigliare ad una collinetta segnalata da un menhir il quale deve essere considerato come la sede del Dio, in grado di garantire ai defunti adeguata protezione.

Ogni sepoltura poteva accogliere uno o al massimo due individui, deposti, verosimilmente in posizione fetale. I corredi ritrovati all’interno sono costituiti da oggetti di grande pregio e raffinatezza dai quali si desume che accompagnassero le spoglie di personaggi di spicco. Si trattava per lo più di oggetti in pietra; in particolare lame di selce, piccole asce di pietra levigata, pomi di scettro in steatite verde, grani di collana di forma allungata, una coppetta in steatite con anse a rocchetto oltre a diversi frammenti di ceramica inornata.
Una delle tombe (n. 5) fu ristrutturata in un momento successivo e trasformata in una sepoltura di forma allungata detta allée converte.

LA SCOPERTA DEI CIRCOLI
La scoperta della Necropoli si deve all’opera di un maestro arzachenese di nome Michele Ruzittu che con instancabili perlustrazioni nel territorio di Arzachena, aveva già segnalato diversi monumenti di età nuragica. Non contento così descrive, nel suo libro Cronistoria d’Arzachena, da una lato l’insoddisfazione e l’accanimento che accompagnò le sue ricerche, dall’altro la gioia che seguì all’individuazione dei circoli.
“non mi bastava ancora e seguitavo indefessamente le mie indagini per anni ed anni. Volevo scoprire qualche cosa di più antico, cioè le tracce dell’età della pietra, per poter affermare che Arzachena era conosciuta e abitata fin dalla più remota antichità preistorica”…….”Finalmente il primo giugno 1939, dopo aver osservato in terreno aprico, secco e cispugliato d’una tanca dello stazzo di Li Muri, a otto chilometri dal paese, alcune punte di sottili lastre granitiche, simmetricamente disposte e in diversi punti del sito, mi fermai in un sol punto e, con picco e pala feci scavare nell’ambito di un rettangolo segnato da quattro di queste punte affioranti alla superficie della terra. In meno di tre ore si rinvennero sette fra oggettini e frammenti litici.
Basta! La scoperta era fatta. Si trattava dunque d’una necropoli dell’età della pietra! Che soddisfazione! Che gioia si prova nel fare una scoperta!... Questa notizia fece il giro su parecchi giornali del Regno. Anche dall’America - New York – mi scrissero per più dettagliate informazioni”.